Un amore proibito

"Non c'è tempo, dobbiamo sbrigarci" pensò, certa che lui l'avrebbe sentita, ovunque si trovasse. "Presto dovrò tornare al mare. Vieni da me, amore mio". Ad ogni suo passo il bosco sembrava prendere vita, la natura risvegliarsi e accendersi, abbandonando il colore vecchio e smunto che aveva assunto in sua assenza. Yliana guardava oltre gli alberi ma non scorgeva altro che fronde; scrutava con attenzione attorno a sé in cerca di lui.
"A' maelamin" (amore mio) sussurrò, soffiando tra le foglie. Sapeva che il potere dell'antica lingua elfica l'avrebbe raggiunto e portato da lei, nel posto esatto in cui si trovava. Attese, si abbandonò alla terra, che materna l'accolse tra le sue braccia silvane che l'avevano attesa per mille lunghi anni. "Mia amata" echeggiò una calda voce oltre gli alberi. Il lupo dal manto grigio le fu accanto in un batter d'occhio. Poggiò il muso sul suo grembo, lei lo prese dolcemente con le mani e se lo portò al volto, accostando al folto pelo la guancia perlata. "Cormaminn lindua ele lle" (il mio cuore canta al vederti) bisbigliò, guardandolo negli occhi, occhi che non aveva potuto dimenticare. "Per troppe lunghe lune ho atteso il tuo ritorno – un lamento accompagnò la voce di Soris – Senza di te, nulla nel bosco ha vita. Il destino ci è nemico. Quanto tempo ancora ci è concesso?"
"Abbiamo fino al crepuscolo, amore mio. Non mi importa del tempo, se l'unico respiro che mi è permesso inizia e finisce qui, con te, nella nostra dimora eterna".
"Andiamo via – fece il lupo, chinandosi per farla salire sul dorso – Tieniti forte, ti porto dove io posso vederti ogni giorno". Con un balzo fulmineo sfrecciò attraverso gli alberi, oltre le ombre del bosco, troppo veloce e aggraziato per poter udire il calpestio delle zampe sul suolo. Abbandonò il sentiero e tagliò per la montagna, scalando le alture, sfidando le rocce e insinuandosi tra gli arbusti. Yliana era come una piuma sul suo dorso; Soris sentiva di lei solo il respiro ed il profumo che, mosso dal vento, gli si scagliava addosso. Oltrepassò l'ultima schiera di fronde alte e si lanciò incontro alla radura che si apriva ormai davanti a loro e, una volta raggiunta, arrestò la sua corsa adagiandosi all'argine di un piccolo ruscello. Yliana, con movenza leggiadra toccò il terreno, si voltò verso il suo amato e gli si posò vicino, accomodandosi sul suolo umido.
La superficie dell'acqua del ruscello rifletteva, grazie al filo di luce che filtrava attraverso gli alti fusti, l'alone violaceo dei fiori di Misantra che ne adornavano le sponde. I fiori millenari, li chiamava il suo popolo; quei fiori che avrebbero concesso, una volta ogni mille anni, la mortalità a uno solo tra i figli del bosco di Theorius.

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